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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 8809 del 19 maggio 2010 (2298) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Fabrizio Poggi: disco e libro
Fabrizio Poggi: disco e libro
Tradotto dal dialetto, suonerebbe come “far quagliare le cose”; in italiano si usa l’espressione “far quadrare il cerchio”. Il surfista aspetta tutta la vita “l’onda perfetta”, il marinaio la “tempesta perfetta”, il guerriero “la madre di tutte le battaglie”, il musicista insegue “il disco perfetto”: quel momento in cui tutti i singoli tasselli che compongono il mosaico delle esperienze, delle passioni, delle emozioni e delle espressioni musicali che il musicista esprime, all’improvviso, si fondono in un tutto unico creando la Magia.
 
Ecco, secondo me, Fabrizio Poggi ha raggiunto il suo “disco perfetto” con questo Spirit & Freedom. Non escludo (anzi, lo auguro) che i prossimi possano essere migliori (per certi versi), ma quello “perfetto” resterà questo.
Se il precedente Mercy era bello, ma intimista ed estremamente personale (rappresentava la fine di un viaggio alla ricerca della spiritualità ma, in sostanza, di un sé stesso che stava imparando a conoscere), questo è un disco universale in cui tutti si possono riconoscere nel comune amore per il Blues e per la musica in generale, come espressione pura di emozioni e linguaggio comune.
 
Non mi sono fatto impressionare dalla lista degli ospiti, davvero imponente (The Blind Boys Of Alabama, Flaco Jimenez, Garth Hudson (The Band), Charlie Musselwhite, Augie Meyers (Texas Tornados, Sir Douglas Quintet, John Hammond, Bob Dylan), Eric Bibb, Guy Davis, Billy Joe Shaver, Tish Hinojosa, Maud Hudson, Mickey Raphael (Willie Nelson band), Kevin Welch, Debbi Walton, Nora Guthrie (la figlia di Woody), Mike Blakely, Donnie Price, Stefano Intelisano, Marco “Python” Fecchio, Erica Opizzi, Betti Verri, Ron Knuth, Brian Standefer, Melissa Weatherly, Mike Cross, Jimmy Davis, Bill Small, John M. Greenburg, Bryan Maldonado, BB Morse, Cindy Jon, Sally Brantley, Julie Sckittone, Tammy McPeters, Shawna "Bock" Riley, Kelley Mickwee, Annie Acton, Shan Kowert, Lavita Kerley Williams e Areasa Quinton) che basterebbe a rendere il disco prezioso, ma è il risultato globale che è notevole.
 
A volte la presenza di troppi nomi porta ad una frammentazione del momento espressivo; qui, invece, tutto scorre come il Mississippi (tanto per fare un esempio “in tema”) e credo che (forse) anche senza gli ospiti il risultato non sarebbe stato difforme da quello ottenuto.
Se a tutto ciò aggiungiamo che la scaletta inanella una serie di titoli tra i più conosciuti (peraltro interpretati in maniera originale, rispettosa e mai banale), ecco che il prodotto, oltre che bello e interessante, è piacevolissimo da ascoltare.
Cosa che vi consiglio caldamente di fare.
 
Il nuovo libro di Fabrizio Poggi, invece, si intitola Angeli perduti del Mississippi (edito dalla Meridiano Zero). E’ un libro che, in ordine alfabetico, racconta di Blues e di VooDoo, di paludi e di vicoli maleodoranti, di grandi fiumi e di grandi musicisti, di superstizioni e leggende, di rabbia e sofferenze, di disperazione e tenerezze…e di libertà.
Vi narra storie e vi spiega differenze, vi svela trucchi e vi descrive strumenti con la passione bruciante di un ricercatore curioso, puntiglioso e inarrestabile.
Credo che entrerà a far parte del novero di quelle pubblicazioni che, negli anni, diventano un punto fisso di consultazione. Sapete, quelli che risolvono situazioni tipo "non mi ricordo più questa cosa...aspetta che do una occhiata al Libro di Poggi...che lì, sicuramente la trovo!".
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 19/05/2010 (8809)

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