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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 9009 del 30 luglio 2010 (2016) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Lorenzo Riccardi - Anteprima del nuovo cd
La copertina del cd
Passati ormai 7 anni dall’ultimo disco, Tra Fiamma e Candela, il nuovo album di Lorenzo Riccardi rischiava di diventare una sorta di leggenda metropolitana, una chimera annunciata e mai arrivata.
 
Sul palcoscenico dal 1985, nel 1989 è tra i vincitori di Pavia Rock e, nello stesso anno, si ritrova sul palco del Premio Tenco al Teatro Ariston di Sanremo in compagnia di nomi quali Pino Daniele, Ornella Vanoni, Francesco Guccini e Roberto Vecchioni. Nel 1990 vince il Premio Città di Recanati, nel 1992, viene invitato da Giancarlo Cesaroni ad esibirsi allo storico Folkstudio di Roma, nel 1997 vede finalmente la luce il primo album, Strade Perse, nel 2003 pubblica il suo secondo lavoro, Tra fiamma e candela, con Giorgio Cordini e Mauro Pagani.
Poi, la lunga attesa e il ritiro in un volontario quasi-esilio da eremita casalingo.
 
E invece eccolo qui il nuovo disco: ne ho ascoltato in anteprima assoluta una copia del mixaggio definitivo.
Nella penombra di casa sua, mentre la gatta ronfava sul trapuntino, il ventilatore a soffitto frusciava pigramente in un caldo pomeriggio d’estate, davanti a due bicchieri e una bottiglia di Malvasia imperlata dal gelo, con un posacenere che andava via via riempiendosi di mozziconi (miei e suoi), le nuove canzoni sono sgorgate lentamente dallo stereo collegato al computer; una ad una, riservandosi quell’attimo di silenzio per meditare sull’ascoltato e prepararsi al nuovo.
 
L’album si intitola “Clessidra” e si annuncia diverso già dalla copertina, nel suo alternarsi tra bianco e nero e colore, nel suo dispiegarsi a poster, con collage fotografici (belli gli scatti di Rosa Peralta Fernandez) e spiegazioni esaustive.
Diviso in due parti, come si faceva una volta con gli LP (lato A e lato B) è un disco impegnativo, difficile, intransigente, senza compromessi (non che Lorenzo ne abbia mai accettati troppi), maturo, spudoratamente sincero nel mostrare il suo autore così com’è.
Diverso l’approccio musicale: Lorenzo canta e suona tutti i brani, in diretta, dal vivo; nella prima parte ci sono poi le sovra incisioni dei musicisti e degli ospiti (Stefano Cattaneo, Beppe Caruso, Max Manfredi, Betty Verri, Cesare Pizzetti, Roberto Aglieri, Furio Sollazzi - sì, avevo partecipato anch’io ad alcune incisioni, ma me ne ero quasi dimenticato, tanto tempo era passato da allora -).
Nella seconda parte compaiono brani registrati live ad Orzinuovi nel 2006 (Al di là del mare, con Cattaneo, Enrico Mantovani, Max Gabanizza e Michele Gazich), a Crema nel 2007 (Vivere e Morire) e durante altre occasioni. E poi, in questo disco, Lorenzo e le sue canzoni sono i protagonisti assoluti: i musicisti sono strumentali alla resa dei brani.
 
Canzoni essenziali, non più rock ma profondamente folk, che mettono in evidenza ancor di più le radici di Riccardi per ricondurle a Dylan, al Neil Young più ruspante, al De Andrè più cupo e graffiante, all’ironico Vladimir Vysotsky. E proprio la comune influenza di quest’ultimo che in La morte in Parlamento lo porta a ricordare un certo Capossela, così come in A poppa del Pilar occhieggia un vecchio Guccini. De Andrè è citato direttamente con la bella versione di uno dei suoi rari inediti, Dai monti della Savoia, che apre il disco.
C’è anche Basso Impero (scritto all’epoca di Tra Fiamma e Candela e poi non inserito nell’album, ispirato ad un libro omonimo di Giorgio Bocca) che bene si integra nel tessuto dell’album con la sua graffiante satira, anche se datata all'epoca della scrittura.
Ma il brano che lascia senza fiato è l’ultimo, quello che chiude il disco e che ne da anche il titolo: Clessidra.
È un brano che chiude il cerchio: come mettere insieme Dylan e gli U2. Una canzone scritta e registrata in casa nel ’92, con il solo aiuto di un piccolo Delay (prestato da Ivano Grasselli, che nei credits dell’album viene ringraziato per questo) e di una Fender Telecaster.
Il titolo ne è la sintesi, così come lo è dell’album: il tempo che scorre inesorabile come la sabbia, la strettoia della clessidra che cerca inutilmente di strozzarne il fluire, così come i momenti duri della vita sembrano impedirne il procedere, che continua però per la sua strada.
Lorenzo oggi è così: duro, deciso, essenziale, sembra guardare la vita con aria distaccata; ma non perché non partecipe, solo più consapevole dell’ineluttabilità di ciò che la vita può riservarci.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 30/07/2010 (9009)

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