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Pagina inziale » Università » Articolo n. 9030 del 1 settembre 2010 (2442) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
La scienza in chiaroscuro
La scienza in chiaroscuro
È il 1852, un giovane studente si iscrive alla facoltà di Medicina di Pavia. Non è uno dei tanti, è destinato a lasciare un segno indelebile del suo passaggio. È Cesare Lombroso, padre dell’antropologia criminale, autore de L’uomo delinquente, colui che teorizzò la figura del delinquente-nato e la possibilità di riconoscerla sulla base di alcune caratteristiche fisiche. Suo compagno di facoltà è quel Paolo Mantegazza che, iscrittosi nel 1849, coniugò la medicina con i suoi interessi sulla natura umana fino a diventare uno dei massimi antropologi dell’epoca. Accomunati dall’interesse per l’uomo, uniti da una solida amicizia, con una vocazione all’insegnamento universitario, hanno attraversato gli anni della gioventù e della prima maturità a Pavia, in quell’Ateneo che si preparava ad accogliere il futuro Premio Nobel per la Medicina Camillo Golgi e in quella città che da terra di confine tra lo Stato Sardo e il Lombardo Veneto viveva gli anni tumultuosi delle guerre di indipendenza che preludevano l’Unità d’Italia.
 
A questi due personaggi che hanno segnato il panorama culturale di fine Ottocento, non solo italiano, ma internazionale, con teorie discusse e controverse, che riscossero anche un enorme interesse e successo e ancora oggi sono oggetto di critiche accese e profonde, è dedicata la mostra La scienza in chiaroscuro. Lombroso e Mantegazza a Pavia tra Darwin e Freud che, organizzata dal Museo per la Storia dell’università di Pavia, s’inserisce nel programma del Festival dei saperi 2010 del Comune di Pavia e verrà inaugurata giovedì prossimo.
 
Cesare Lombroso è psichiatra e pioniere degli studi sulla criminologia, Paolo Mantegazza, prima amico e poi caustico antagonista di Lombroso, è uno scienziato eclettico, fisiologo, patologo, antropologo ed etnologo, nonché brillante romanziere e uno dei principali sostenitori e divulgatori del darwinismo in Italia. Entrambi docenti presso l’Ateneo pavese, e prima ancora studenti presso la facoltà di Medicina di Pavia, ci hanno tramandato una viva testimonianza di quel periodo, soprattutto Mantegazza attraverso le pagine del suo diario che da sole rappresentano uno spaccato della realtà di quegli anni cruciali che hanno visto nascere e crescere il nostro Paese.
La mostra dedica una particolare attenzione al periodo pavese dei due scienziati, periodo centrale nella loro vita e nella loro formazione scientifica, non ancora adeguatamente esplorato: quindi un duplice obiettivo, divulgativo e scientifico, che consente di conoscere le vie della loro formazione culturale attraverso le loro relazioni con il contesto pavese.
 
Il percorso espositivo, che si snoda su una superficie di circa 200 mq, è articolato in sezioni, ciascuna delle quali è corredata da pannelli esplicativi e da vetrine.  Accanto alla documentazione archivistica, saranno esposti strumenti di vario tipo, dai “ferri” chirurgici agli strumenti di indagine (microscopio, globulimetro, stetoscopio, urinometro, e altri), preparati, tra cui il preparato di Panizza che testimonia la sua scoperta del centro corticale della visione, e strumenti e preparati ricollegabili alle dottrine lombrosiane (antropometro e craniometro).
Volumi dell’epoca e manoscritti completeranno l’esposizione. Verrà inoltre predisposta una postazione microscopica Ottocentesca, dove il pubblico in visita potrà accostarsi a un microscopio per ammirare alcuni vetrini significativi.
 
La sezione introduttiva – Narrare l’uomo – orienta i visitatori verso i temi e le motivazioni scelti dai curatori per ricordare il centenario della morte dei due scienziati (1909-2009 Lombroso; 1910-2010 Mantegazza).
La I sezione – Due studenti ‘fuori sede’ nella Pavia di metà Ottocento racconta l’ambiente pavese come si presentava agli occhi di due giovani forestieri, senza tralasciare le loro frequentazioni: Panizza, Porta, Scarenzio, Balsamo Crivelli, Flarer...
 
Medici avventurosi, la II sezione, sottolinea le loro prime movimentate esperienze professionali. Neo laureati lasciano entrambi la città, Lombroso si arruola volontario nell’esercito piemontese come ufficiale medico, Mantegazza inseguendo il suo desiderio di conoscere l’America, sbarca in Argentina dove, oltre a esercitare la professione medica, sperimenta, scrive e pubblica.
 
Il Ritorno a Pavia, III sezione, illustra le loro esperienze di docenti universitari: Paolo Mantegazza, professore ordinario di Patologia generale già nell’anno accademico 1860-61, cattedra che terrà per una decina d’anni, fondò il primo Laboratorio di Patologia sperimentale in Europa, nel quale si formarono Giulio Bizzozero, Carlo Forlanini e Camillo Golgi.
A Pavia Cesare Lombroso insegnò Antropologia e Clinica delle malattie nervose e mentali a partire dal 1863 -1864, nonché Antropologia, Igiene pubblica e Medicina legale. Si occupò di psichiatria forense e la constatazione dell’impossibilità di una diagnosi differenziale, basata su criteri scientifici, tra sano di mente, alienato e criminale lo portò a gettare le basi dell’antropologia criminale e alla stesura dell’“Uomo Delinquente” edito per la prima volta nel 1876, proprio quando stava per lasciare la città.
 
Le strade divergono, IV sezione, vede i destini dei due separarsi: Lombroso, sollecitato e aiutato da Bizzozero e Moleschott, lascerà definitivamente Pavia per la cattedra di Igiene pubblica e medicina legale a Torino (1876), dove rimase fino alla sua morte nel 1909. Mantegazza si spostò a Firenze, dove fondò la prima cattedra di Antropologia dell’ateneo fiorentino e il Museo nazionale di Antropologia ed Etnologia (1869).
 
Ombre e luci, la sezione conclusiva della mostra, cerca di offrire una chiave di lettura equilibrata di due personaggi innovatori, poliedrici ed eclettici, geniali, ma anche molto controversi e discussi non staccando la loro storia dalla cultura del loro tempo, quell’epoca storica dominata dalla “nuova fede” positivista.
 
 Informazioni 
Dove: Santa Maria Gualtieri, Piazza della Vittoria, 9 – Pavia
Quando: dal 9 al 26 settembre 2010; lun.- ven.: 09.00- 13.00 / 16.00-19.00; sab., dom. e festivi: 10.00- 13.00 / 14.00-19.00, aperture serali dal 9 al 12 settembre: 20.00-23.00, 25 settembre: 21.00-24.00
Ingresso: visite guidate e ingresso gratuiti
Per informazioni e prenotazioni: Sistema Museale di Ateneo, tel. 0382/984709 - 6916 – 4707, e-mail: infomusei@unipv.it
 
 
Pavia, 01/09/2010 (9030)




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