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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 9523 del 3 marzo 2011 (3149) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
I Pooh alla riscossa
I Pooh alla riscossa
Se qualcuno avesse mai avuto il dubbio che i Pooh fossero finiti con l’uscita dal gruppo di Stefano D’Orazio, beh… il concerto a cui ho assistito al Palatreves avrebbe dissolto ogni dubbio: sono più in forma che mai!
 
Premetto: negli anni ‘60 sono stato un fan dei Pooh.
Ero andato a sentirli nel ‘66 al Piper di Milano (quel giorno suonavano dandosi il cambio con i Bad Boys) con la prima formazione che vedeva Negrini ancora alla batteria, un secondo chitarrista e Fogli al basso.
Con il mio gruppo dei Numi avevamo fatto da spalla (nei primi anni ‘70) in un concerto a Cossato, quando Red Canzian era appena entrato in formazione.
 
L’ultima volta che li avevo ascoltati era stato in un concerto nel cortile del Castello Visconteo e lì, visto l’uso eccessivo di basi pre-registrate, avevo deciso che non mi interessavano più.
Da quel momento ne ho seguito la carriera in maniera un po’ più distante.
L’uscita di quest’ultimo album aveva risvegliato il mio interesse, anche perché la presenza di Steve Ferrone alla batteria (con il suo drumming roccioso e non invasivo) sembrava aver lasciato nuovi spazi espressivi ai tre superstiti, permettendogli di incidere forse uno dei migliori album della loro carriera.
 
Quasi due ore e quaranta di concerto mi hanno sorpreso, catturato, divertito ed emozionato.
Non sentivo Dodi suonare così da tantissimo tempo (è uno dei migliori chitarristi che abbiamo in Italia), Red saltava come un grillo e, comunque, tutti erano in splendida forma (per non parlare dei tre musicisti aggiuntivi, veramente bravissimi), pieni di energia e si vedeva che si stavano divertendo a suonare finalmente di nuovo tutto dal vivo.
Credo che non l’abbiano fatto, ma se per caso hanno usato qualche base è stato un episodio sporadico e utilizzato benissimo: io non me ne sono accorto, e ho tenuto d’occhio anche il mixer, visto che ero seduto alle spalle del tecnico.
 
Il pubblico entusiasta (se pur non numerosissimo) ha cantato e applaudito con entusiasmo.
Impianto voce e luci (come da sempre, nel caso dei Pooh) erano perfetti, tenendo conto anche delle proibitive caratteristiche acustiche del Palazzetto.
In definitiva, un gran bel concerto!
 
E poi, parliamoci chiaro, benché additati per abitudine come “commerciali” (e in parte corrisponde a verità) i Pooh, oggi come ai tempi di Parsifal, sono anche molto “progressive” negli arrangiamenti e vocalmente e strumentalmente non hanno nulla da invidiare ai New Trolls o alla PFM (e prima di storcere il naso, andate ad ascoltarvi l’ultimo album o qualcuno degli anni ‘70).
Meditate, gente, meditate.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 03/03/2011 (9523)

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