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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 9814 del 31 maggio 2011 (2730) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Caccia al tesoro: The Shadows
Caccia al tesoro: The Shadows
Eccoci al settimo articolo della serie “Caccia al Tesoro”, alla ricerca di musica “perduta”; era già più di un mese che non andavo ad “estrarre dal cilindro” qualche magico titolo o nome.
Questa volta ho scelto gli Shadows.
 
The Shadows (le Ombre) erano un quartetto rock inglese nato come “Drifters” e poi divenuto band di accompagnamento del cantante Cliff Richard, uno delle “pretty faces” inglesi, tanto di moda in quegli anni.
Nel 1959 iniziano una carriera parallela autonoma e hanno un successo mondiale con il brano Apache.
Già questo primo fatto li rende storicamente importantissimi perché sono la prima band ad affrancarsi dal ruolo di meri accompagnatori e a cominciare a distinguersi come gruppo autonomo. La loro è una musica prettamente strumentale e ingannevolmente semplice e potrebbero apparire, ad un ascolto superficiale, come degli antesignani di Fausto Papetti: cioè traspositori delle linee armoniche e melodiche fondamentali di canzoni di successo in chiave strumentale.
In realtà, sono degli strumentisti eccezionali. La formazione è composta da chitarra solista, chitarra ritmica, basso e batteria.
 
 Il leader del gruppo, Hank Marvin, è quello che ha resa famosa nel mondo la Fender Stratocaster, esplorandone tutte le possibilità espressive come nessun altro mai; un sound personalissimo, pulito, tagliente e morbido allo stesso tempo, caratterizzato dall'uso sapiente dell’amplificatore Vox AC30 e dell’echo a nastro (a quei tempi non c’erano i vari pedalini elettronici) Binson Echorec.
Non c’è chitarrista al mondo che abbia iniziato a suonare negli anni ’60 (ma anche successivamente) e non abbia un debito con Marvin e i suoi Shadows: da Brian May dei Queen a Jeff Beck. I Beatles stessi dedicarono uno dei loro primi brani (Cry for a Shadows) a questo gruppo e, all’inizio della loro carriera, il desiderio impossibile era di diventare più famosi degli Shadows!
 
Alla chitarra ritmica c’era Bruce Welch, quando il ruolo ritmico era veramente importante e difficile, perché non c’erano le tastiere a sostenere il brano e il compito di creare una base per il solista era tutto sulle spalle di questa seconda chitarra. Oggi i chitarristi ritmici sono quasi del tutto scomparsi, se si eccettuano i cantautori e i musicisti country.
Al basso c’era prima Jet Harris, che venne sostituito da John Rostill, e alla batteria Brian Bennett prese il posto di Tony Meehan. Bennett è l’unico batterista di cui tollero gli assoli: sono gli unici che abbiano un senso e non siano delle mere esibizioni di tecnica (come amano fare gli odierni batteristi fusion).
Ebbene, nave scuola per intere generazioni di musicisti, oggi gli Shadows (sebbene sconosciuti ormai a chi segue il mercato discografico) sono ancora in azione e Marvin (almeno tra i musicisti) è ancora venerato come un “guru”.
 
Non state a cercare i dischi in vinile, perché ormai sono oggetti da collezione, ma potete trovare facilmente qualche “Best of” rimasterizzato su cui ascoltare i loro grandi successi come il già citato Apache, Shindig, Theme for Young Lovers, Atlantis, Sleepwalk, The Rise and Fall of Flingel Blunt, Midnight, Shazam, Wonderful Land, Nivram.
Ascoltateli attentamente…e potreste avere delle sorprese.
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 31/05/2011 (9814)

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