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Pagina inziale » Musica » Articolo n. 9914 del 1 luglio 2011 (2642) Condividi su Facebook Stampa Salva in formato PDF
Jeff Beck - Un marziano sulla terra
Jeff Beck - Un marziano sulla terra
Finalmente sono riuscito a vederlo dal vivo! Era uno dei pochi “tasselli” mancanti alla costruzione del mio puzzle dei concerti da non perdere.
 
L’impressione che ho sempre avuto, da quando l’ho ascoltato con gli Yardbirds (e lo visto spaccare una splendida Gibson Les Paul nel film di Antonioni Blow Up), poi con il Jeff Beck Group (il cui cantante era un certo Rod Steward), con il supergruppo Beck-Bogert-Appice (gli altri due erano la sezione ritmica dei Vanilla Fudge) e poi durante tutta la sua lunga e frammentaria produzione solista, è stata confermata da questo concerto: Jeff Beck non è di questa terra. È un alieno, un uomo caduto da Marte.
 
Non è possibile fare confronti o paragoni con gli altri grandi della chitarra; altri potranno piacere di più, coinvolgere ed emozionare, ma lui rimane unico.
 
“Tamarro” come pochi (magliette e camicie con le maniche tagliate sulle spalle, grosso bracciale d’argento sull’avambraccio, capelli corvini tintissimi e una finta impressione di giovanilismo (in realtà, ha quasi 69 anni!)), con un caratteraccio (pare) impossibile che, negli anni, l’ha portato ad azzuffarsi con parecchi musicisti e colleghi, dal punto di vista musicale ha creato uno stile e un suono tutto suo, ineguagliabile ed inimitabile; all’apparenza semplice, che (al contrario) richiede una padronanza assoluta dello strumento e della tecnica per suonarlo, così come degli effetti (pochi, ad onor del vero) e degli amplificatori (due Marshall – usati in stereo o alternati – con doppia testata in serie (una da 50 watt su una da 200) per ottenere una saturazione naturale, poi amplificata.
 
Ha usato 4 Fender Strato bianche identiche (della sua serie Signature, che produce la Fender) e una Gibson Les Paul Custom nera.
Suoni galattici ed assoli che, quand’anche cominciavano in maniera apparentemente banale, venivano ribaltati all’improvviso con dissonanti inattese.
 
Se un appunto proprio si vuole fargli, sta nella scelta dei brani che, a volte, di per sé non saprebbero di niente se non ci fosse lui a suonarli, oppure possono risultare platealmente fuori luogo (come la versione strumentale di “Nessun Dorma”).
Eppure, alla fine, tutto appare eccezionale nelle sue mani.
 
Con lui, sul palco, Jason Rebello (il tastierista di Sting), Rhonda Smith (la bassista che, per 10 anni, ha suonato alla corte di Prince) e, alla batteria, un roccioso e devastante Narada Michel Walden (qualcuno se lo ricorda? Negli anni ‘80 era un uomo da alta classifica con i suoi brani disco; ha vinto 3 Grammy Award, suonato con Santana, la Mahavisnu Orchestra, i Weather Report; ha scritto canzoni per Stevie Wander, Diana Ross, George Michael, Stevie Winwood, Elton John, James Brown, Sting, Aretha Franklin, Mariah Carey e Barbra Streisand).
 
Insomma, un concertone!
 
 Informazioni 
 

Furio Sollazzi

Pavia, 01/07/2011 (9914)

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